Danila
Tkachenko
prospettive.
giugno/ottobre 2017

Tose Value con la collaborazione della Galleria del Cembalo, lieta di presentare A special selecion from “Restricted Areas”, dal corpo di opere dell’artista russo.
Gli Stati Uniti d’America definirono la missione Apollo 13 il fallimento di maggior successo della NASA, a sottolineare il valore che sta all’interno di un insuccesso: il lavoro zelante svolto dai tecnici e dagli uomini dietro alla missione.
Questa non è la modalità con cui la Russia ha costruito la propria narrazione in questo secolo.
Nel freddo e nella neve dei confini che sono stati, quelli dell’ex Unione Sovietica prima delle molteplici dichiarazioni d’indipendenza dei paesi sulla cintura balcanica, Tkachenko ha scattato uno ad uno, con un punto di vista e un’enfasi quasi ritrattistiche, i cenotafi della grandezza di un impero che potrebbe apparirci disfatto.
Se una fotografia scattata oggi documenta un segno della nostra contemporaneità che (non di rado), per essere compreso, deve essere visto con le lenti del passato, quei luoghi nevosi, assorbiti da un rumore bianco, sembrano riemergere con inaspettata e austera imperiosità. In questo mondo quasi parallelo di quello che poteva essere e che invece non è stato, possiamo passare la notte a Čeljabinsk-40, città fantasma, emersa sulle cartine ufficiali solo nel 1994. Possiamo leggere il passaggio dalla Russia operaia che scava miniere nel Komi a quella bellica, che trasforma il sito estrattivo e la sua urbanistica in un’area di test per missili e bombe, utilizzando il centro culturale come primo bersaglio. La storia di un’egrmonia, ci insegna questo viaggio, fa a anche di mitologia e mitopoiesi. È il caso dell’antenna per comunicazioni interplanetarie di Arkhangelsk, costruita per comunicare con gli insediamenti russi su altri pianeti, forse altri sistemi solari. Queste voci rimarranno inascoltate, come quelle dei “Conquistatori dello spazio” cui è stato dedicato un monumento in Mosca sulla cui sommità, ironicamente, sve a un missile ispirato alla forma del cugino tedesco V2.
Questa altissima attudine per l’utopia ci porta a riflettere non solo su cosa rimanga oggi di quell’idea di Russia, ma sul perché sia stato necessario alimentarla e su quale sia poi stato il meccanismo di elusione, nascondimento delle tracce, cancellazione della memoria e delle sue azioni. Come nell’immagine che documenta le prove di un recente test sull’inquinamento delle acque del lago vicino alla città scientifica, prima inaccessibile, di Cēljabinsk, dove nel 1957 avvenne un disastro nucleare rimasto segreto. Un’area che ci sembra lontana anni luce dalla nostra vita, e che eppure, sotto il biancore luminescente della neve, porta ancora le tracce vive e recenti di chi in quell’utopia è stato cresciuto.

Danila Tkachenko si pone così tra quegli autori che interrogano la nostra percezione, nel delicato equilibrio tra stereo po e realtà.

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